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venerdì 21 giugno 2013

Attenzione al virus MTA (Machine Translation Abuses) !

Sebbene sia noto e perfettamente plausibile che i traduttori automatici, anche i più sofisticati e dotati di memorie dalla capacità “googlliana”, non saranno mai in grado di soppiantare i traduttori umani, negli ultimi anni il loro dilagante abuso sta letteralmente inquinando il Web e le documentazioni di organizzazioni ed aziende. Questo fatto incontestabile sta contaminando e asfissiando, come una colossale ed innarestabile marea nera, l’intero mercato della traduzione professionale e tutte le categorie dei suoi addetti ai lavori.

Questa sorta di piaga che ho soprannominato MTA (Machine Translation Abuses) corre ormai indisturbata sulla rete come qualsiasi altro virus informatico, ma purtroppo rispetto ad altre minacce non esiste alcun antivirus che ne prevenga, rilevi ed eventualmente elimini i danni provocati e subiti. I suoi sintomi sono sempre più frequenti e le conseguenze nel mercato della traduzione si dimostrano, al momento, dai risvolti molteplici e professionalmente critici. Parallelamente, valanghe di testi realizzati parzialmente da Translation Machines stanno invadendo i database dei grandi motori di ricerca perché convalidati e messi in linea dagli stessi ignari acquirenti.

Google ad esempio, anche a causa del suo famosissimo strumento traduttivo gratuito, contribuisce all’amplificazione di questo fenomeno tramite la sua primaria funzione di catalogare e indicizzare le risorse del World Wide Web. Google diffonde e fa condividere al mondo intero testi il cui 35% è di qualità veramente dubbia, intendo documenti di lavoro seri, provenienti dal tessuto economico, industriale, scientifico e culturale. Con la propria funzione patrocinante del sapere virtuale, Google convalida indistintamente testi dalle traduzioni aberranti, che catturate ed indicizzate fanno parte del bagaglio concettuale e linguistico che mette a disposizione. Traduzioni totamente errate si stanno imponendo come linguaggio e terminologia accettata. Il mostro tentacolare dell’ignoranza diffonde le sue spire e imprigiona l’autenticità e credibilità delle lingue.

Dal punto di vista economico, si potrebbe quasi paragonarlo al danno causato dalla stampa e diffusione della moneta falsa. Si producono ed accettano traduzioni quasi totalmente automatizzate, si abbassano i prezzi globali dei servizi di traduzione per concorrenza sleale, incrinando progressivamente i cardini di una professione tra le più antiche e nobili mai esistite.

Questo odioso fenomeno è dettato in primo luogo dalla malafede, dall’ignoranza e dalla crisi economica. L’utilizzo smodato di ‘Google Translate’ ed affini da parte di traduttori e aziende - alla ricerca, i primi, di facili guadagni mentre, i secondi, di risparmi salva budget - deve essere considerato veramente come un autentico flagello linguistico, economico e culturale dei nostri tempi.

Il virus MTA si è insinuato silenziosamente nel tessuto linguistico e nel mercato delle traduzioni mietendo vittime e modificando radicalmente alcuni dei parametri essenziali della nostra professione. Alcune agenzie – anche tra le più rinomate - integrano ormai nella loro gamma di proposte commerciali la traduzione automatica riletta da un traduttore umano: corrisponde al livello discount dei servizi poiché è l’offerta più economica, ma comunque, secondo alcuni, efficace e degna di chiamarsi traduzione professionale.

Esiste pero’ un grave problema di generalizzazione totalmente ignorato, in contrasto con l’attitudine ormai diffusa di volere vendere in saldo e a scatola chiusa questo sciagurato servizio: infatti solo il 30% dei testi possiede le caratteristiche per poter essere tradotto da un traduttore automatico, ovviamente con al seguito l’attenta rilettura da parte di un traduttore professionale “umano”. L’altro 70% non ha nessuna possibilità di ritrovare la propria corretta trasposizione nell’elaborato dei TM anche più sofisticati, dimostrandosi quindi totalmente avulsi da questo sistema di procedure.

La diffusione di testi prodotti con tali procedimenti si è ormai molto massificata; insomma, il risultato finale è che a causa di questa categoria a se stante si sta creando una mole di documenti che si differenziano solo per alcuni elementi “personalizzanti” come il nome delle aziende, i prodotti e servizi presentati - mi riferisco specialmente ai testi a scopo aziendale nel settore informatico, contenuti in brochure, libri bianchi e documentazione marketing e siti Web.

In sintesi, gli effetti e le conseguenze nefaste di questo abuso dai più ignorato, sono i seguenti:
1) Un calo di richieste di traduzioni per traduttori professionali ed agenzie che non forniscono servizi discount
2) Il moltiplicarsi di traduttori incauti, disperati o disonesti che tentano di truffare agenzie e clienti facendo passare testi incorenti come traduzioni realizzate a regola d’arte.
A livello linguistico, la creazione di un aggregato linguistico spurio in tutte le lingue, pubblicato e condiviso da Google, che è inserito ormai nelle ricorrenze proposte qualora si facciano delle ricerche in ogni settore. Ad esempio nel settore della biancheria e accessori da letto, per la traduzione dal tedesco al francese di  “Füllgewichten” (traduzione corretta “Densité de garnissage”) possiamo ritrovare su Google l’espressione “Poids de rempissage”, che inserita in un testo commerciale sarebbe totalmente inaccettabile.
3) L’accettazione passiva degli orrori della traduzione automatica in un’epoca in cui la non qualità è diventata norma ormai in moltissimi settori (abbigliamento, alimentare, servizi, ecc).

Come difendersi dunque da questa realtà? Quali provvedimenti prendere?
Il problema è molteplice e coinvolge l’andamento stesso delle nostre economie e gli strumenti “a doppio taglio” come le TM e i motori di ricerca che fanno della “voracità” e “cecità” nell’archiviare dati il loro punto di forza. Il mio parere corrisponde esattamente a quello di Yehoshua Bar-Hillel (matematico, filosofo e linguista israeliano), supervisore di nuovi progetti presso il MIT (Massachussetts Institute of Technology), il quale riconobbe per la prima volta che una traduzione completamente automatizzata poteva essere ottenuta solo al prezzo di un certo livello di trascuratezza, e che la FAHQT (Fully Automatic High Quality Translation) era un obiettivo quindi totalmente irraggiungibile.