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giovedì 22 maggio 2008

"Tradurre uguale Tradire?"

Questo binomio esemplifica perfettamente uno dei più consolidati paradossi della comunicazione soprattutto quando i testi da tradurre possiedano una connotazione artistica o letteraria. Secondo al tipo di contenuto, la traduzione può implicare più l’emotività che la razionalità.

Il sogno di molti traduttori letterari, infatti, è oltrepassare i meriti e la creatività dell’autore. Per comprendere a fondo tale questione, è necessario accettare il presupposto che una traduzione fedele al 100% è difficilmente realizzabile, poiché l’elaborato finale sarà sempre leggermente diverso dall’originale. La traduzione è sicuramente un importante strumento comunicativo e culturale. Tradurre senza tradire non è facile e sono in tanti a ritenere che non si possano trasferire parole ed espressioni da una lingua all'altra. I punti di vista sono molteplici e difformi; alcuni, ad esempio, ritengono che il lavoro del traduttore è prossimo a quello del copista che riproduce una scrittura. Secondo questi la riproduzione letterale può essere così semplice che vi riuscirebbe anche un trascrittore, dotato di conoscenze elementari sulla lingua di partenza. Al contrario, chi traduce poemi, liriche e prosa di stile elevato, è tenuto a conoscere l’uso della parola in uno specificato contesto estetico, quindi, deve poter armonizzare il proprio elaborato ad uno stile e ad un determinato linguaggio. Tuttavia, rispetto alle opere letterarie originali il testo tradotto ha sempre un’essenza diversa.

Se il lavoro è ben fatto si possono ottenere degli scostamenti che variano dall’1 % al 10% dal messaggio originale, quindi, ciò che si ottiene è sempre un prodotto leggermente diverso.C’è chi sostiene che tradurre significa in qualche modo “riscrivere” un testo e così dicendo tale affermazione sembra confermare che tradurre significa tradire. “Tradurre vuole dire trasporre significanti da una lingua ad un’altra e dunque è vitale poter individuare nella propria lingua delle espressioni che meglio rispondano a tale scopo. La traduzione ideale deve rispecchiare fedelmente l’originale e suggerire il pensiero originale in un’altra lingua. Ecco perché alcuni ritengono che chi traduce narrativa o poesia deve essere anche uno scrittore o un poeta. La realtà dei traduttori di ogni tempo è quella di dover censurare le parole intraducibili o di crearne ex novo, dando vita ad una traduzione che chiede al traduttore la stessa abilità e creatività possedute dall’autore originario.

Vista così, la traduzione è un atto forzatamente imperfetto e le parole anche più semplici, o banali, coprono campi semantici sempre un po’ sfasati, nel passaggio da una lingua all'altra. La comprensione approfondita del testo è un'attività stratificata, che si svolge nel tempo, nel passaggio dalla prima all'ennesima versione. A tale proposito è utile considerare l’etimologia del termine “tradurre”: “TRADÚRRE contratto dal latino TRADÚCERE – p.p. TRADÚCTUS – far passare, da TRANS al di là, e DÚCERE condurre. Condurre qualcuno da un luogo all’altro, far passare un’opera da una lingua in un’altra; estensione: esplicare, interpretare.” Tradurre significa dunque "rendere un significato disponibile". E visto che i confini tra le parole non sono stabili, tradurre è un'operazione al limite tra il tradimento del significato originale e il senso che noi attribuiamo a quella parola.

Anche per le trasposizioni cinematografiche di opere letterarie valgono questi presupposti e in tal senso il regista Ricky Tognazzi afferma: “Mah sai, tradurre è un po’ tradire, forse le due parole hanno anche la stessa etimologia. Quando ti ritrovi di fronte ad un’opera già compiuta, sei davanti all’imbarazzo creato dal fatto che se da un lato il linguaggio di un film e quello di un romanzo hanno forme ed esigenze diverse, dall’altro il rispetto per quel libro – che ti è piaciuto perché vuoi farci un film – t’impedisce di cambiarlo…”.Nella trasmissione televisiva di qualche tempo fa “Tradurre, tradire, tradurre”, costituita da una serie di interviste a traduttori di diversa estrazione sulle difficoltà stesse presenti nel tradurre, si è giunti alla determinazione che i testi, quando se ne ha la capacità, dovrebbero essere letti sempre in lingua originale.

Per quanto riguarda la traduzione di testi comici la traduzione letterale non serve a nulla: creerebbe comunque delle mostruosità linguistiche. Il burlesco può essere esposto in lingue diverse a patto che le due lingue siano vicine dal punto di vista culturale. Raccogliendo pareri illustri, Umberto Eco nel suo ‘Come scrivere una tesi di laurea’, afferma che tradurre è sempre tradire e aggiunge che tradurre è come avere una dentiera e non i denti veri, oppure è come indossare la parrucca o altre protesi di vario tipo.

Tradurre è essenzialmente trasmettere il messaggio senza modificarlo, bensì restituirlo fedelmente, ma in una veste locale. Il traduttore ha essenzialmente due anime: il linguista e lo stilista; per essere un buon traduttore l’una non deve prevaricare sull’altra. Tradurre è quindi sempre un po' tradire; ma se lo si fa coscienti dei rischi possibili, si tradisce soltanto lo stretto necessario. Curiosità e distacco sono due parole-chiave di questo mestiere: la curiosità di chi si pone prima di tutto come lettore attento davanti a un messaggio e il distacco di chi lo deve trasferire ai lettori mantenendo il più possibile il suo ritmo e i suoi sapori. Ecco perché tradurre è prima di tutto una sfida.

Se desiderate leggere tutto l'articolo cliccate>> http://www.lipsie.com/it/traduzioni-traduzione-traduttore.htm


Inoltre, segnalo un interessante articolo sulla traduzione e il copywriting che ho pubblicato sul mio sito personale al seguente link traduzioni e copywriting.

Internet: ragnatela di lingue e linguaggi.

La mia Internet
L'evoluzione dell'Internet vista dal mondo delle traduzioni professionali

• Ho debuttato nel mondo del lavoro proprio quando Internet stava trasformandosi nel più rivoluzionario strumento di comunicazione di massa dell’era moderna, capace di annullare ogni barriera geografica tramite la creazione di un’”autostrada dell’informazione libera da ogni vincolo”.
• Ho seguito e fruito di tutte le fasi finora percorse, specialmente quelle connesse al commercio elettronico e alla diffusione di messaggi legati al business. Ricordo quando, alla fine del 1996, possedere un’e-mail professionale era simbolo di prestigio e riuscita; quando, nell’anno 2000, avere Internet sul proprio PC era considerato un privilegio; e solo due anni dopo, quando si assistette ad una breve crisi dell’e-business con la scomparsa di numerosi siti di vendita on-line, dovuta ad una tecnologia informatica ancora inadeguata nel consultare pagine ricche di illustrazioni e animazioni Flash. Tuttavia, proprio in quello scorcio d’inizio millennio, si iniziò a parlare di connessioni veloci ISDN (Integrated Services Digital Network), ADSL, a fibre ottiche e finalmente si abbandonarono i lentissimi modem 32 e 56 K. • A quel tempo ho iniziato ad interessarmi concretamente ai meccanismi del Web, scoprendo come ideare un sito e renderlo popolare e redditizio. Ho assistito a come, gradualmente, Google, Yahoo e Msn abbiamo assorbito l’universo dei motori di ricerca cosiddetti ‘intermedi’. Ho vissuto l’era e la frenesia della mitica Google Dance, che animava l’attività dei più caparbi Webmaster, bramosi di vedere i siti prediletti scalare le agognate posizioni di Google. Ed anche il fenomeno dello Spam (attualmente quasi del tutto scomparso quello puramente commerciale, mentre implacabilmente attivo quello a sfondo “criminale” che si avvale di escamotage sempre più subdoli per sfuggire a software ed enti di supposta tutela della privacy, intasando quotidianamente le nostre caselle di posta!). • Ho vissuto nel 2000-2001 l’era di Napster, sito “Eldorado” in cui era possibile scaricare brani musicali gratuitamente, anche se in maniera fraudolenta tramite un software gratuito, creato da un giovanotto appassionato della programmazione – un certo Shawn Fanning -, che consentiva di condividere e downloadare musica in formato MP3. • E come dimenticare ICQ (I seek you" - io ti cerco), il primo programma Instant Messaging nel mondo, creato da Mirabilis, una compagnia israeliana di Tel-Aviv. Comparve per la prima volta nel novembre del 1996, mentre io, in verità, lo utilizzai solo nel 2001, scoprendo come era più rapido e “conviviale” chattare invece di inviarsi le vecchie e scomode e-mail.• E qui mi fermo in quanto, visto che con il passare degli anni e la mia raggiunta “maturità anagrafica” non vivo più l’Internet nella “frenesia” delle sue mode, ma solo come un essenziale e prezioso strumento di lavoro che mi apre ogni giorno alle più varie richieste di traduzione, nell’universo linguistico di ogni settore e cultura. In fondo, riflettendoci bene, grazie alle lingue Internet ha potuto svilupparsi e superare le frontiere geografiche; non a caso proprio con l’espandersi della Rete, il bisogno di traduzioni si è fatto più imponente, e numerose persone si sono dedicate a questa professione che reputo, scusandomi di utilizzare parole e concetti certamente abusati, interessante, pratica e multiforme.• Desidero completare questo breve escursus storico su Internet ricordando le principali date che caratterizzano la sua origine, dalla preistoria della scienza informatica sino l'inizio della sua diffusione di massa.

L'articolo per è pubblicato alla seguente pagina: http://www.traduzione-in.com/traduzioni-professionali.htm
Versione francese della pagina: Agence de traduction sur Internet
Elisabetta Bertinotti
Sito Web personale :
Traduzione francese italiana
----------------------------------------------------------------------------------------------1957 - i russi mandano in orbita il satellite spaziale Sputnik.
1958 - gli americani, come reazione a tale avvenimento che pone l’URSS in netto vantaggio tecnologico e strategico, fondano l'ARPA (Advanced Research Project Agency), organismo dipendente per riacquisire la supremazia tecnologica sull’impero Sovietico. L’esigenza principale di tale creazione deriva dall'impossibilità di comunicare con sicurezza in caso d'attacco nucleare con le consuete trasmissioni via radio.1966 - per favorire gli scambi di informazioni tra le sedi ARPA, è fondata ARPANET creando così un sistema di trasmissione di dati tra i computer in rete, invulnerabile a qualsiasi genere di attacco esterno.
1969 - si stabilisce il primo contatto telefonico tra computer entro l'Università di Los Angeles e lo Stanford Research Institute, i primi due nodi di quella che sarebbe diventata Internet.
1973 - Robert Kahn, di ARPA e Vinton Cerf, della Stanford University, varano la struttura di Internet, inventando il protocollo di base TCP.
1978 - al TCP venne aggiunto il protocollo tra rete e rete (l'IP), mettendo a punto il definitivo protocollo su cui oggi funziona Internet, il TCP/IP.
1978-1990 - si sviluppano nuove modalità di comunicazione e varietà di reti e protocolli, ponendo le basi dei motori di ricerca e dei browser.
1985 - si apre una nuova era per Internet che fornisce ai suoi limitati utenti i primi servizi di rete; nasce la prima comunità virtuale, Well (Whole Earth Lectronic Link).
1986 - i Newsgroup creati da due studenti dell'Università del Nord Carolina migliorano enormemente grazie all'utilizzo del protocollo NNTP, che usufruisce del protocollo tcp/ip; sono gruppi di discussione elettronica fra diverse persone che condividono interessi in comune.
1988 - cominciano a diffondersi le prime minacce e scorribande “terroristiche” sulla rete (creazione di virus che danneggiano il sistema).1988 - nasce anche l’IRC (Internet Relay Chat), la prima e pionieristica chat che consente agli utenti di chiacchierare in diretta. 1989 - cade il Muro di Berlino, simbolo della Guerra Fredda fra USA e URSS, e conseguentemente “muore” anche ARPANET. Peter Deutsch contribuisce al software ARCHIE, che permette di gestire il contenuto dei singoli siti a livello di FTP.
1990 - la massiccia ed incontrollata circolazione di notizie comincia a rendere problematici controlli e censure dei dati on-line; nasce l’EEF (Electronic Frontier Foundation) per tutelare gli internauti in relazione alla libertà di circolazione delle informazioni e alla libertà di accesso delle stesse.
1991 - nasce infine la struttura portante dell'attuale sistema Internet: Tim Berners Lee - uno scienziato del CERN - ebbe l'idea di una condivisione universale delle informazioni, sviluppando il WWW, WORLD WIDE WEB. Lo scienziato scrive il protocollo che fornisce tutte le pagine web, il HTTP (Hyper Text Transfer Protocol) e stabilisce le prime specifiche del linguaggio HTML.
1993-1994 - realizzazione del primo browser Mosaic, seguito nel 1997 da Netscape e Internet Explorer, che hanno un enorme successo mondiale, sino allo scoppio' "la guerra dei browser"...
1995 - In Italia alla metà del ’95, nonostante quasi un trentennio di continua evoluzione, Internet è una parola che necessita sempre di una spiegazione. L’unico operatore privato che offre servizi sul mercato nazionale, fatta esclusione per i circuiti universitari, è Italia On Line.
1997 - gli utilizzatori mondiali d’Internet hanno superato i settanta milioni.
2000 - i domini Internet registrati sono 17.804.717, dei quali 9.842.427 con suffisso “com” e 283.860 con suffisso “it” (domini italiani). Inoltre, le persone collegate tra loro in lingua inglese sono più di 172 milioni e quelli in altre lingue più di 163 milioni, quelli collegati in lingua italiana sono quasi 10 milioni.
Curiosità: I primi sistemi di e-mail - la scelta di utilizzare il carattere ‘@’.Il giovane ingegnere Ray Tomlinson scrive il primo programma (SNDMSG) per l’invio di e-mail (electronic-mail) su un computer e per la ricezione dei messaggi. Per separare l’account di posta elettronica dal nome del computer utilizza l’ormai famoso carattere ‘@’. La scelta di questo carattere è strategica in quanto oltre ad essere un carattere non usualmente presente, né in un nome proprio di persona, né in un nome di host, corrisponde al significato di “at”(i.e.: preposizione “a”).